Dal sito www.ammazzatecitutti.org

Febbraio 1, 2008 by lauralicata

Presentata la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia

di Redazione

FORTI INFILTRAZIONI DELLA MAFIA NELLE AMMINISTRAZIONI DEL SUD.

Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione sono fortissime nelle regioni del Mezzogiorno. E soprattutto nel Meridione si indaga per intrecci politico-mafiosi e voto di scambio. E’ quanto emerge dalla relazione annuale presentata dalla Direzione nazionale antimafia, guidata da Piero Grasso. Secondo la Dna, le maggiori inchieste giudiziarie avviate dalle procure Distrettuali antimafia riguardano collusioni fra boss e politici, ma soprattutto fra esponenti della criminalità organizzata e amministratori pubblici.

Infiltrazioni nella pubblica amministrazione nel Sud. Procedimenti penali che puntano a far luce sull’intreccio tra criminalità organizzata e amministratori pubblici sono stati avviati dai magistrati dei distretti di Napoli, Messina, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria e Cagliari. “Una parte rilevante dell’azione di contrasto - si legge nella relazione della Dna - risulta essere stata svolta dalla procura distrettuale antimafia di Palermo che, per numero e qualità delle investigazioni, ha assunto sicuramente una posizione di preminenza nella repressione delle condotte di contiguità politico-mafiosa”.

Politici meridionali pagano boss per voti. I politici di diverse regioni meridionali avrebbero pagato somme di denaro ai boss delle organizzazioni criminali per ottenere voti nelle ultime consultazioni elettorali. I magistrati analizzano lo scambio elettorale politico-mafioso che ci sarebbe stato in diverse città del Sud. Nella relazione viene evidenziato “il soddisfacente numero di procedimenti d’indagine che puntano a contrastare uno dei settori di maggiore pericolosità dell’infiltrazione mafiosa”. Nella fase delle indagini preliminari, nel periodo che prende in esame la relazione della procura nazionale, emerge che il maggior numero di procedimenti aperti sono a Napoli (8), segue Catanzaro (7), poi Palermo (2) e con un procedimento ciascuno Catania, Reggio Calabria, Bari e Lecce.

Emergenza rifiuti elevata a sistema dalla camorra. La relazione annuale della Direzione nazionale antimafia si occupa anche della crisi rifiuti in Campania. “L’emergenza è stata elevata a sistema, grazie a una perversa strategia politico-economico-criminale che ha fatto sì che la necessità di affrontare il contingente col metodo dell’urgenza rispondesse agli interessi di centri di potere politico, economico e criminale (leggasi camorra)”. Secondo i magistrati è scaturita “una sorta di specializzazione della criminalità organizzata campana” al punto che “oggi può in generale affermarsi che l’Ecomafia veste i panni della camorra”.

In virtù di questo business, l’analisi dei magistrati della Dna rileva che “mentre nei tempi passati una buona fetta dell’economia napoletana si basava sul contrabbando, il cui indotto garantiva la sopravvivenza di larghi strati della popolazione, nel presente è l’emergenza rifiuti che svolge lo stesso ruolo”. “Il che spiega come spesso essa venga creata e mantenuta ad arte - si osserva dalla Dna - con la camorra sempre di sottofondo”.
Impossibile arrivare a mandanti occulti omicidio Fortugno. Per la Direzione nazionale antimafia, i mandanti occulti dell’omicidio di Franco Fortugno “sarà molto difficile individuarli”. “Al momento - si legge nella relazione annuale - solo nuove, significative, collaborazioni, potrebbero fare registrare novità in questa direzione e le collaborazioni cui si fa riferimento dovrebbero provenire o dagli attuali imputati (Alessandro Marcianò e Salvatore Ritorto, quest’ultimo indicato come esecutore del delitto) ovvero dai capi della cosca Cordì, ovvero da altri ambienti coinvolti in qualche modo nella vicenda”.

Su politica e ‘ndrangheta la procura nazionale antimafia sottolinea inoltre che anche le indagini sul tentato omicidio del deputato Saverio Zavettieri sono a un punto morto e, se pure le intercettazioni a suo tempo disposte su tale vicenda si sono rivelate di grande utilità, “non hanno tuttavia consentito di individuarne mandanti ed esecutori, nonostante siano trascorsi quasi tre anni dal fatto”.

Secondo la Direzione nazionale antimafia, che fa il punto sulle indagini che riguardano i mandanti dell’omicidio Fortugno, “la gravità della mancata soluzione non risiede solo nella impunità che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti (ed esecutori nel caso del tentato omicidio di Saverio Zavettieri), ma anche nella impossibilità di uscire dalla logica criminale e mafiosa da cui sembra avviluppata e condizionata la Calabria, e ancora nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti e mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi”.

La procura nazionale sottolinea una fase particolare che non ha trovato sbocco nella società calabrese: “La sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e di riscatto che sembrava inaugurata dopo l’omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati”.

(fonte: repubblica.it)

Rieccomi

Gennaio 30, 2008 by lauralicata

Forse 7 mesi di silenzio su questo blog sono troppi ma a volte la vita ti porta via lontano dai tuoi reali obbiettivi e così una cosa per te veramente importante rimane solo in secondo piano mentre cerchi di capire cosa vuoi e dove vuoi che la vita ti porti.  Penso che sposterò questo blog da questa piattaforma ma per adesso si continua qui come e meglio di prima.

Laura

Commerciante denuncia grazie anche al Comitato Addiopizzo

Giugno 9, 2007 by lauralicata

Palermo, martedì 5 giugno 2007

Commerciante denuncia grazie anche al Comitato Addiopizzo

Commerciante fa arrestare il suo estortore. Scelta maturata grazie anche alla collaborazione del Comitato Addiopizzo

COMUNICATO DELLA POLIZIA:

Nella serata di ieri la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Palermo ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di BARBERA Luigi, nato a Palermo il 18 giugno 1957, già condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa, per concorso in rapina aggravata e tentata estorsione, con l’aggravante di aver commesso i fatti al fine di agevolare l’organizzazione criminale “cosa nostra”, in pregiudizio di un operatore commerciale di un quartiere centrale di questo capoluogo. Il commerciante aveva opposto un deciso rifiuto a varie richieste estorsive formulate dal citato BARBERA il quale, in conseguenza di ciò, lo aveva minacciato di pesanti ritorsioni. Effettivamente qualche giorno dopo l’esercizio pubblico aveva subito una rapina da parte di due soggetti che, nella circostanza, avevano esplicitamente preannunciato ulteriori “visite” della stessa specie. Aveva pertanto deciso di sporgere denuncia nei confronti dell’estortore che le conseguenti indagini aveva identificato per il suddetto BARBERA.

IL NOSTRO COMUNICATO:

In riferimento all’operazione della sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo che ha portato all’arresto di Barbera Luigi per tentata estorsione, è necessario porre in evidenza che la vittima non ha maturato la coraggiosa decisione di denunciare in solitudine, tutt’altro. Questo decisivo passo è stato compito grazie alla collaborazione e all’assistenza del Comitato Addiopizzo che con il suo perseverante lavoro nel territorio e il fattivo sostegno della F.A.I., negli ultimi due anni, ha creato una rete di soggetti in grado di offrire le competenze, le tutele e lo schermo necessari affinché un operatore economico possa denunciare. La chiave di volta della liberazione dal pizzo passa necessariamente da qui. Chi vuole essere aiutato, infatti, deve mettersi in condizione di essere aiutato. La tutela dei commercianti è quindi legata al proliferare delle denunce stesse.

E STATE LIBERI - I campi di lavoro sulle terre confiscate alle mafie

Giugno 9, 2007 by lauralicata

I campi, oltre ai lavori nei terreni insieme agli operatori delle cooperative e delle associazioni, prevedono sessioni di studio e informazione sulle tematiche della lotta antimafia. L’esperienza dei campi di lavoro ha tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistamazione del bene, lo studio e l’incontro con le comunità locali durante momenti di scambio culturale.

La giornata tipo del campo di lavoro antimafia sarà quindi suddivisa in 3 sessioni:

-la mattina attività lavorativa per il recupero dei beni confiscati e la loro produttività,

-il pomeriggio attività formativa,

-la sera iniziative di animazione territoriale e socialità.


Leggi il comunicato stampa

Luoghi e date

Piana degli Albanesi (PA) con Coop. Placido Rizzotto e Legambiente

-Campo dal 10 settembre al 24 settembre .

Piana di Gioia Tauro (RC) con Coop Valle del Marro, Legambiente

-Campo dal 20 luglio al 29 luglio ;

-2 campi a luglio e a Settembre.

Corleone (PA) – Canicattì (AG) - Monreale (PA) con Coop. Lavoro e Non solo e Arci

-campi dal 15 Maggio al 15 Ottobre.

Castelvetrano (TP) - con Ass. Casa dei giovani con Legambiente

-Campo genitori e figli dal 12 luglio al 24 luglio.

Volvera (TO) - con Legambiente e ACMOS

-Campo dal 29 giugno al 13 luglio.

Giugliano (NA) con Consorzio SOLE con Legambiente

-Campo internazionale dal 26 luglio al 8 agosto.

Gergei ( NU) - con Legambiente

-Campo internazionale dal 16 luglio al 28 luglio;.

Mesagne (BR) - con Legambiente

-Campo internazionale dal 25 giugno al 8 luglio.

Con la dicitura Campo Internazionale segnaliamo quei campi che ospitano volontari provenienti da tutto il mondo e dove, accanto all’esperienza di volontariato, si aggiunge l’importanza dello scambio inter-culturale, del vivere un’esperienza internazionale.

Ai campi possono iscriversi sia singoli sia gruppi organizzati.

Per iscrizioni e informazioni rivolgersi a Libera tel. 0669770326 oppure per mail organizzazione@libera.it

Film “L’uomo di vetro”

Giugno 7, 2007 by lauralicata

Ho appena visto il trailer e mi sembra interessante. Nei prossimi giorni penso di andarlo a vedere

 

L’UOMO DI VETRO

“L’Uomo di vetro” è tratto dal libro omonimo di Salvatore Parlagreco (Ed. Bompiani) e si ispira alla storia di Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia che decise di rompere il muro di omertà che impediva alla magistratura di penetrare il sistema mafioso. Vitale pagò questa scelta con il carcere, il manicomio giudiziario e poi con la vita, dato che la mafia, una volta tornato in libertà non esitò ad assassinarlo.
Ma questo, spiega il regista Stefano Incerti, è anche un film sulla libertà di coscienza, sulla forza di andare contro tutti per affermare la propria libertà anche contro le proprie radici e gli affetti: è la lotta di un non-eroe, in parte vittima e in parte colpevole. Isolato dagli amici, dopo dodici anni vissuti tra il carcere e il manicomio giudiziario, sottoposto a numerosi elettroshock per dimostrare la sua follia, Leonardo Vitale fu ucciso nel 1984 dopo pochi mesi dalla sua scarcerazione.

La memoria e la retorica

Giugno 4, 2007 by lauralicata

La memoria e la retorica

di Roberto Puglisi - 4 Giugno 2007


 

 

Il 23 maggio scorso ho visto la sincerità ingenua di molti bambini, all’albero “Falcone”, e la furbizia di troppi grandi. Aveva ragione Giorgio Bocca: “Gli italiani preferiscono l’eroe morto”. Perché quando è vivo rischia di essere additato come un rompiballe o un comunista, dipende dal vento e dalle circostanze. Ho messo fortunatamente le mani su un libro di un grande cronista - si chiama Giommaria Monti - che parla di Giovanni Falcone (soprattutto) e Paolo Borsellino. Lo trovate in edicola a poco più di sei euro (Falcone e Borsellino, la tragedia e le calunnie). È una raccolta preziosa di documenti. Si trova l’esposto al Csm di Orlando, il resoconto esatto della dichiarazione sui cassetti della Procura. Ci sono gli articoli dei fondisti che criticarono Falcone, quando a sinistra videro non certo di buon occhio la sua contiguità col ministro Martelli. Ci sono commenti di giornali di destra e di centro, in cui si imputa a Falcone e De Gennaro il fallimento dell’antimafia. C’è un pezzo in cui il giudice viene accusato di presenzialismo. Ci sono riconoscimenti “doverosi” alla sagacia del giudice Carnevale. E ci sono i verbali del Csm: leggere per credere e registrare i livelli di opposizione contro chi cercava di fare il suo dovere. Probabilmente, Giovanni Falcone non era infallibile e qualcosa l’avrà sbagliata pure lui: sarebbe un torto postumo al suo carisma, al suo impegno e alla sua intelligenza dichiararlo santo. Tuttavia, non è questo il punto. Impressionano le dimensioni del fenomeno retorico che si è sviluppato, dopo Capaci. Le voci maledicenti si sono tramutate d’incanto in lodi. I nemici di sempre - a destra e a sinistra - sono diventati amici, come ripuliti dal sacrificio altrui. Dalle nostre parti, si lincia in vita e si aspetta la morte per consegnare una triste, inutile e afona ragione al precedentemente calunniato, per innalzare un cadavere su una sorta di altare inarrivabile e inoffensivo, bersaglio facile dell’incenso di tutti. Consiglio caldamente l’acquisto del libro.
Presto, celebreremo il diciannove luglio. Solitamente, nelle redazioni le manifestazioni per i due giudici uccisi sono chiamate rispettivamente “Falconeide” e “Borsellineide”, penso per comodità. Sono definizioni che ci rammentano quanto possa essere sprezzante l’epica, quanto sia ingiusta al cospetto del vero valore di uomini “verticali” e serenamente impegnati. Mi è capitato di conoscere uno dei figli di Paolo Borsellino, una persona integerrima e buona. Da quando lo conosco, al rimpianto per il giudice che Borsellino è stato si associa nel mio cuore il dolore per l’uomo onesto e per il padre indimenticabile.

Da il blog www.rosalio.it 

PARTITA DOPPIA

Giugno 2, 2007 by lauralicata

PARTITA DOPPIA
La contabilità del clan

di Salvo Palazzolo

Nella Cosa nostra tartassata dai blitz della Procura una generazione dei quarantenni al potere si è fatta già spazio fra i nuovi affari. Anche gli ultimi pentiti erano candidati a gestire estorsioni e droga. Erano trafficanti provetti e mafiosi spregiudicati, con tanta voglia di emergere. Ma finirono per sbagliare agli occhi dei capi. Emanuele Andronico, di Porta Nuova, si accorse troppo tardi che il pusher insolvente appena ucciso era il parente di un vecchio mafioso. Meditò che gli restava da fare una cosa sola, presentarsi ai carabinieri di Piazza Verdi. Il 20 dicembre 2005 faceva già mettere a verbale: «Sono in grado di dirvi i nomi degli uomini d´onore che comandano nelle famiglie di Palermo, e ciò che gestiscono». Ma non sapeva ancora che un altro giovane mafioso stava ripercorrendo il suo stesso destino. Giuseppe Calcagno, di Pagliarelli, aveva litigato con alcuni picciotti di Palermo centro per una partita di droga non pagata. Era lui che doveva 10 mila euro. Una sera lo sequestrarono, lo picchiarono a sangue e gli dissero: «Se non porti quei soldi sei un uomo morto». Così, anche Calcagno corse alla caserma dei carabinieri più vicina. Era il 4 aprile 2006. Poche ore dopo, il neo pentito dettava già a verbale: «Temo per la mia vita dopo i contrasti avuti con Giovanni Marino, cognato di Tommaso Lo Presti, di Palermo centro. Marino, Salvatore Bonomolo e altre persone che non conosco mi hanno picchiato violentemente per un debito non onorato».

 

Spiega Maurizio De Lucia, memoria storica dell´antiracket: «Ci siamo trovati di fronte a una nuova generazione di uomini di Cosa nostra. Sapevamo già che dopo ogni operazione veniva attuato un forte ricambio, abbiamo avuto una conferma importante. I nuovi mafiosi erano fino a qualche tempo fa rapinatori e trafficanti di droga. Sono stati promossi dopo aver dato prova di affidabilità. E intanto, il sistema delle estorsioni continua ad avere un ruolo fondamentale nel sostentamento delle famiglie, oltreché una forte valenza simbolica del potere mafioso».

 

I nuovi manager non ammettono sbagli nei conti. «Giuseppe Trinca, della famiglia di Villaggio Santa Rosalia, mandamento di Pagliarelli, fu addirittura messo da parte perché prendeva per sé parte dei soldi destinati ai carcerati», ha svelato Andronico: «Così a trafficare con la cocaina rimasero Francesco Annatelli e Angelo Casano. Trattano cocaina in quantità minime da mezzo chilogrammo per volta. Annatelli mi propose di acquistare da loro - precisa il pentito - I pagamenti dovevano essere esclusivamente in contanti».

 

Sono i soldi e gli affari a cementare le nuove famiglia di mafia. Così ha spiegato Calcagno: «Sono entrato a far parte del gruppo di Corso Calatafimi a fine 2003. La proposta mi fu fatta da Angelo Casano, che mi propose di entrare in società con lui per il traffico di stupefacenti e il gioco clandestino delle macchinette videopoker. Io accettai la proposta, ma mi fu detto che avrei dovuto allontanare alcune persone che frequentavo da tempo». Dopo l´esame di ammissione, Calcagno si ritrovò presto a trafficare in cocaina e a riscuotere il pizzo nei negozi e nei cantieri edili di corso Calatafimi: «Gli introiti li consegnavo direttamente ad Annatelli».

 

Anche un altro ex picciotto ha contribuito a svelare gli ultimi segreti di mafia fra Pagliarelli e Porta Nuova, un territorio che è rimasto diviso in sette famiglie, ognuna con le sue rigide competenze. Francesco Famoso fu arrestato mentre raccoglieva il pizzo da un cantiere edile: la macchina della polizia non fece molti metri da piazza Marina, c´era già un nuovo pentito pronto a svelare i misteri del racket. «Pagano tutti in centro», spiegò qualche ora dopo alla squadra mobile. E una notte tornò dentro un´auto civetta della polizia, per mostrare agli agenti tutte le saracinesche a cui aveva bussato. Disse: «Partiamo da via Volturno, dietro al palazzo di giustizia».

 

da la Repubblica

GIÙ LE MANI!

Giugno 2, 2007 by lauralicata

GIÙ LE MANI!
Gli emolumenti di Totò

di Emanuele Lauria

Costi della politica, il dibattito investe anche la Sicilia. Il giorno dopo l’ennesimo rinvio dell’assemblea regionale per assenteismo, i Ds aprono la polemica: il capogruppo all’Ars Antonello Cracolici, presenta un disegno di legge contro gli sprechi, la leader dell’Unione, Rita Borsellino, propone che ogni sei mesi il consiglio regionale presenti un rendiconto ai cittadini sul lavoro d’aula e il contenimento dele spese.

 

Ma il governatore Totò Cuffaro dice, intanto: «Non voglio essere ipocrita. Guadagno 150 mila euro all’anno che è un quinto di quanto guadagna l’onorevole Michele Santoro. E io ho qualche spesuccia in più di lui, se non altro per tutti i regali di cresima e matrimonio a cui vengo invitato». Il suo stipendio non si tocca: «Avendo scelto di non rubare non mi scandalizza la mia busta paga», osserva. Ed elenca: «Prendo al mese 8.500 euro, più l’indennità da presidente della regione, altri 3.200 euro al mese. Il totale è di tutto rispetto: 11.700 euro. Però «cominciare a discutere di tagli ai compensi è solo ipocrisia. Non capisco il presidente della Camera, Fausto Bertinotti che dice che deve tagliare lo stipendio ai parlamentari del 50%. Avremmo un Parlamento di imprenditori che non hanno problemi di soldi nel mantenere la segreteria e la famiglia. Non è che un parlamentare regionale debba guadagnare quanto un dipendente pubblico».

 

Giù le zampe dagli emolumenti. Meglio contingentare i tempi di intervento in aula dei deputati e multare di 500 euro gli assenteisti.

 

Il centrodestra - c’è da sorprendersi? - è tutto d’accordo con il governatore della Sicilia. Da An, con il presidente della commissione affari costituzionali all’Ars Nicola Cristaldi, arriva il richiamo sulla «lentezza esasperante di trovare soluzioni ai problemi dei cittadini» e l’invito a maggioranza e opposizione di trovare soluzioni per rivedere la legge elettorale per i Comuni e le province, ma anche il sistema che incide sui costi in maniera spropositata.

 

Forza Italia, dice il capogruppo all’Ars Francesco Cascio è d’accordo con le multe e propone di pubblicare ogni giorno i nomi dei deputati assenti in aula e in commissione. Un’idea che «farà un po’ di rumore ma non risolve il problema», ribatte Tonino Russo, segretario dei Ds siciliani: «L’improduttività dell’Ars, infatti, dipende dall’assoluta mancanza di proposte del governo e dalla continua litigiosità della maggioranza, che non riesce a mettersi d’accordo e paralizza il parlamento. Se si aggiunge l’inadeguatezza del presidente Miccichè, ne viene fuori un cocktail micidiale per la Sicilia».

 

da l’Unità

Un estratto da Gomorra di Roberto Saviano

Maggio 26, 2007 by lauralicata

Li arruolano appena diventano capaci di essere fedeli al clan. Hanno dai dodici ai diciassette anni, molti sono figli o fratelli di affiliati, molti altri provengono da famiglie di precari. Sono il nuovo esercito dei clan della camorra napoletana. Vengono dal centro storico, dal quartiere Sanità, da Forcella, da Secondigliano, dal rione San Gaetano, dai Quartieri Spagnoli, dal Pallonetto, vengono reclutati attraverso affiliazioni strutturate in diversi clan. Per numero sono un vero e proprio esercito. I vantaggi per i clan sono molteplici, un ragazzino prende meno della metà dello stipendio di un affiliato adulto di basso rango, raramente deve mantenere i genitori, non ha le incombenze di una famiglia, non ha orari, non ha necessità di un salario puntuale e soprattutto è disposto a essere perennemente per strada. Le mansioni sono diverse e di diversa responsabilità. Si inizia con lo spaccio di droga leggera, hashish soprattutto. Quasi sempre i ragazzini si posizionano nelle strade più affollate, col tempo iniziano a spacciare pasticche e ricevono quasi sempre in dotazione un motorino. Infine la cocaina, che portano direttamente nelle università, fuori dai locali, dinanzi agli alberghi, alle stazioni della metropolitana. I gruppi di baby-spacciatori sono fondamentali nell’economia flessibile dello spaccio perchè danno meno nell’occhio, vendono droga tra un tiro di pallone e una corsa in motorino e spesso vanno direttamente al domicilio del cliente. Il clan in molti casi non costringe i ragazzini a lavorare di mattina, continuano infatti a frequentare la scuola dell’obbligo, anche perchè se decidessero di evaderla sarebbero più facilmente rintracciabili. Spesso i ragazzini affiliati dopo i primi mesi di lavoro vanno in giro armati, un modo per difendersi e farsi valere, una promozione sul campo che promette la possibilità di scalare i vertici del clan; pistole automatiche e semiautomatiche che imparano a usare nelle discariche di spazzatura della provincia o nelle caverne della Napoli sotterranea.
Quando diventano affidabili e ricevono la totale fiducia di un capozona, allora possono rivestire un ruolo che va ben oltre quello di pusher, diventano ‘pali’. Controllano in una strada della città, a loro affidata, che i camion che accedono per scaricare merce a supermarket, negozi o salumerie, siano quelli che il clan impone oppure, in caso contrario, segnalano quando il distributore di un negozio non è quello ‘prescelto’.
Anche nella copertura dei cantieri è fondamentale la presenza dei ‘pali’. Le ditte appaltatrici spesso subappaltano a imprese edili dei gruppi camorristici, ma a volte il lavoro è assegnato a ditte ‘non consigliate’

Da ‘Gomorra’ di Roberto Saviano.

Ricevo e inoltro

Maggio 25, 2007 by lauralicata

Nel giorno in cui si sono commemorate le vittime dell’attentato mafioso del 23 maggio 1992, nel giorno in cui centinaia di ragazzi hanno affrontato un viaggio simbolico per manifestare il loro contributo a “quell’impegno di tutte le forze politiche e sociali e con la partecipazione convinta dei cittadini” nella battaglia contro la mafia, impegno richiesto con forza dal Presidente Napolitano nel suo messaggio rivolto alla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, nel giorno in cui avremmo voluto che anche la Polizia Penitenziaria si stringesse attorno a quei ragazzi per custodirne lo spirito e la volontà di una società migliore senza l’oppressione e la violenza mafiosa, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che coordina il Corpo di Polizia Penitenziaria, è rimasto in silenzio.
Non un comunicato stampa, non una notizia sui siti ufficiali, non una presa di posizione.
Lo facciamo noi oggi, in un giorno apparentemente “non ufficiale”, ma  sentiamo comunque il bisogno di affermare la presenza e il contributo della Polizia Penitenziaria nella lotta contro la mafia. Non tutti, ma parecchi dei responsabili dei vili attentati mafiosi contro le Istituzioni e i cittadini, si trovano oggi in carcere, sorvegliati a vista ogni giorno dalla Polizia Penitenziaria. Sappiamo quanto siano importanti per questi criminali anche dei piccoli gesti, soprattutto i silenzi.
Per questo, chiediamo scusa alle vittime degli attentati mafiosi per questo silenzio, a tutte le vittime, che immaginiamo non passino giorno da quei tragici momenti, in cui non s’interroghino del perché del sacrificio dei loro cari e se ne è valsa a pena.
Sappiano i familiari delle vittime, sappiano quei ragazzi, sappia il Presidente della nostra Repubblica, che la Polizia Penitenziaria risponde al Suo appello ogni giorno, che la pesante eredità e patrimonio morale che ci hanno lasciato Falcone e Borsellino e gli altri, sono da esempio e guida nell’assolvimento dei compiti che le Istituzioni ci hanno affidato.
In un giorno, come quello di oggi, in cui non si commemora nessuno, vogliamo ricordare quei giorni successivi all’attentato di Capaci dove persero la vita Giovanni e Francesca Falcone e gli altri nostri colleghi della Polizia di Stato, vogliamo ricordare quel senso dello Stato che scosse l’intero Paese e vogliamo testimoniare a quei ragazzi  che la Polizia Penitenziaria è al loro fianco.
Roma, 25 maggio 2007

Segreteria Generale SAPPE

www.sappe.it